Fiesta

Nell’autunno del 1973 la guerra del Kippur spezza i fragili equilibri della politica internazionale, producendo gravi conseguenze sul sistema economico mondiale.

L’Opec riduce drasticamente gli approvvigionamenti di greggio all’industrializzato occidente che, solo ora, acquisisce la consapevolezza circa il possibile esaurimento della risorsa energetica su cui poggia il paradigma socio economico dell’epoca moderna; in Italia la preoccupante svalutazione della lira e il vertiginoso aumento del prezzo dei carburanti, rendono i fasti degli anni sessanta solo un lontano ricordo.

Dopo una iniziale e giustificata fase di sbandamento l’industria automobilistica europea dimostra la sua massima flessibilità e si adatta alle mutate esigenze produttive; il rinnovamento ha idealmente inizio nel 1974, anno in cui la VolksWagen presenta la Golf, auto che interpreta a perfezione il nuovo concetto di vettura media e capace di dare nuova linfa al mercato.

Importanti cambiamenti si hanno anche nel segmento delle “piccole”; grazie all’evoluzione dei concetti magistralmente sviluppati da Dante Giacosa e Alec Issigoniss, si arriva a definire una nuova idea di utilitaria, auto ora chiamata a muoversi anche al di fuori della dimensione urbana (il suo habitat naturale) rispondendo, comunque e sempre, a quei criteri di economicità e praticità d’uso che le appartengono per definizione.

La Ford si muove con ritardo rispetto ai diretti concorrenti, e solo nel 1976 presenta la Fiesta.

Sin dal momento della presentazione risulta chiara agli addetti ai lavori la missione che l’esordiente Fiesta, progettata a Colonia, è chiamata a compiere: guadagnare posizioni in un segmento di mercato dominato dalle veterane Fiat 127 e Renault 5.

Fiesta MK I (1976-1983)

La linea

La Fiesta, costruita nella sola versione a tre porte, è una vettura solida ed essenziale che, nonostante soli tre metri e mezzo di lunghezza, si dimostra comoda quanto confortevole.

Il disegno è nel complesso molto equilibrato e razionale; nel dar forma alla piccola due volumi i tecnici di Colonia, messe da parte le estrose linee e gli ingombri che avevano caratterizzato la precedente generazione automobilistica, sono chiamati ad operare nel pieno rispetto del nuovo trend produttivo vigente in Europa, fortemente ancorato ai concetti di versatilità e funzionalità.

Attraverso un’attenta ed accurata osservazione è possibile far emergere tutti quegli elementi che, oltre ad avere valore stilistico, rappresentano comunque l’essenza progettuale della piccola di casa Ford.

Con estrema immediatezza si rimane colpiti dall’ampiezza e dall’ariosità del padiglione; questa soluzione garantisce un comodo accesso anche ai passeggeri di taglia più importante e produce quindi i suoi benefici effetti sull’abitacolo, capace di ospitare comodamente quattro adulti.

La fiancata è attraversata per la sua intera lunghezza da quella modanatura che, senza mai cambiare andamento, sfiora i parafanghi e contribuisce ad alleggerire l’intera sezione.

Il frontale gode di una impostazione molto lineare data da calandra a elementi orizzontali (uguale su tutte le versioni) e fari di forma rettangolare, alla cui base è collocato l’indicatore di posizione. I gruppi ottici posteriori hanno invece sviluppo verticale, soluzione che è adottata al fine di rendere più agevole l’accesso al vano bagagli.

Nel complesso la qualità dei materiali risulta essere più che soddisfacente e pur trovandoci abbondantemente nella seconda metà degli anni settanta la Fiesta può far vanto, fatta eccezione per la versione base, di diverse finiture cromate.

In questi anni inizia a manifestarsi l’interesse dei costruttori verso la sicurezza passiva dei veicoli e quindi ecco apparire sulla piccola Ford il parabrezza stratificato, volante con mozzo antiurto elastico e piantone dello sterzo con punto di cedimento e zone deformabili sia anteriori che posteriori.

Motori e allestimenti

La Fiesta è offerta agli automobilisti italiani in quattro allestimenti (Ghia-S-L-base) e tre motorizzazioni.

I tre propulsori 957, 1117 e 1297cc (tutti con distribuzione ad aste e bilancieri), provengono dalle popolari Escort ma sono montati trasversalmente e ad essi è associata la trazione anteriore con cambio manuale a quattro marce.

La trazione anteriore e la presenza di sospensioni con molle elicoidali sulle quattro ruote, rendono su strada la piccola di casa Ford docile e sicura su qualsiasi tipo di fondo stradale.

Gli allestimenti BASE ed L (disponibili nelle cilindrate 957 e 1117) rappresentano di fatto l’accesso alla gamma.

La scelta dei clienti più esigenti ricade infatti sulla versione Ghia: questa ricca e completa nella sua dotazione (profilo cromato sulla fiancata, cerchi in alluminio AGV con canale da quattro pollici e mezzo, interni in velluto, inserti in radica, contagiri, illuminazione degli strumenti regolabile) è a tutti gli effetti una piccola ammiraglia da collocare al vertice della gamma.

Nel 1979 la Fiesta è sottoposta ad leggero restyling in concomitanza del quale fa il suo esordio la vivace Fiesta S. La S, versione sportiva chiaramente indirizzata ad una clientela più giovane e dinamica, è spinta dal propulsore Kent 1297cc già montato sulla Escort GT ed è equipaggiata con paraurti neri, i cerchi in acciaio con canale da quattro pollici e mezzo e specifiche bande adesive laterali.

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Nel 1982 la gamma si completa definitivamente con l’ingresso in listino della XR2; questa, caratterizzata esteticamente da appendici aerodinamiche, fari supplementari e cerchi in alluminio da tredici pollici (gli stessi montati sulla cugina Capri), è in grado di raggiungere una velocità massima di circa centosettanta chilometri orari grazie agli 83 hp erogati dal 1600 OHV, già impiegato con successo sulla Escort Mexico.

La Fiesta Mk 1 è commercializzata anche negli Stati Uniti, dove è offerta con il solo propulsore Kent 1600 OHV, che è reso conforme alle severe norme federali anti inquinamento grazie a specifici interventi su scarico e sistema di aspirazione.

Il nome Fiesta, scelto personalmente da Henry Ford II, ha portato non poca fortuna a questa simpatica vettura; la Mk 1 esce di produzione nell’estate del 1983, prontamente sostituita dalla seconda serie: ha così inizio quel ricambio generazionale che ci porterà fino ai nostri giorni.

 

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